da sinistra il  Rocco Brancati intervista Franco Loi

da sinistra il Rocco Brancati intervista Franco Loi

La vasta opera poetica di Franco Loi è unica nella letteratura italiana: il poeta è riuscito a creare una “lingua della poesia” di straordinaria originalità. Nato a Genova da una famiglia sarda, ha ricreato un idioma parzialmente modellato sul milanese, duttile e potente, simile a un plasma primordiale in cui le intuizioni più alte prendono forma. Ecco perché non si può ridurre alla generica definizione di poeta dialettale. La poesia di Franco Loi assume fin da Stròlegh (1975) una dimensione fortemente spirituale, in perfetto accordo con la sua inedita lingua poetica. La bellezza del mondo, con i suoi esseri viventi, nella sua dimensione di creato, di emanazione del divino anche nelle forme più fragili e contraddittorie, assume nei suoi libri una presenza sempre più limpida e intensa. Una connotazione che si delinea nettamente nei successivi Teater (1978), L’aria (1981), Bach (1986), Liber 1988), solo per citare alcuni dei suoi libri, fino a sfociare nel vasto poema, che definisce anche romanzo in versi, L’Angel (1994), in cui si coagulano i nuclei del suo dire poetico, nell’infinito monologo pronunciato da un essere di natura angelica. Un percorso in parte realistico, in parte visionario in cerca di una verità che sovrasti mode e parole inessenziali, che continua con Verna (1997) Isman (2002), Voci d’osteria (2008), Angel de aria (2011), fino al recentissimo I nïul (2012). Una coerenza di ispirazione che si traduce nell’evoluzione della scrittura poetica, sempre più legata a forme ampie, poematiche e narrative. Sono significative anche le sue riflessioni sulla potenza trasformativa della poesia. Loi infatti, in alcune interviste e articoli in cui parla di sé e del nucleo della propria ispirazione, così come nel saggio Poesia e religione (1996), nell’autobiografia Da bambino il cielo (2010) e nel recente La luce della poesia. Ricordi, pensieri, sogni (2012), attribuisce alla poesia il ruolo di ponte verso il divino, di cui raccoglie i suggerimenti come canale privilegiato. «Far vibrare l’anima alla lunghezza d’onda del divino» è l’effetto più decisivo della grande poesia, quella di Omero, Virgilio, Dante. Una riflessione preziosa che apre nuovi punti di vista sulla natura dell’arte poetica oggi.