da sinistra Giuseppe Catozzella e Vito De Filippo

da sinistra Giuseppe Catozzella e Vito De Filippo

Un romanzo denso di avvenimenti e con un retroterra culturale sostanziato di studi filosofici, di quella filosofia che tra la fine dell’‘800 e il ‘900 ha indicato verso quale baratro di “ perdita di senso “ si era incamminato l’Uomo.
Un percorso complesso, pieno di incertezze, a volte vissuto con la disperazione nell’anima, che porterà alla conquista del coraggio dell’onestà.
Uno stile essenziale che supera una originaria stanchezza e diffidenza nei riguardi della parola. Il protagonista – autore, che pur di parole si occupa , dovrà ritrovare la fiducia in loro come mezzo per dire idee, per dire contenuti supportati da un’etica , credendo alla fine che non sarà un vano parlare, nel deserto della nostra anima contemporanea.
Livio, il protagonista , vive a Milano e osserva intorno a sé uomini ossessionati da desideri , avidi di danaro, incapaci di accettare il naturale evolversi della vita verso la vecchiaia e la morte.
Uomini che hanno perso ogni traccia di umanità. Uomini trafficanti di organi. Non è una fiction : la magistratura italiana ha in corso una indagine su un traffico di organi dall’India, a cliniche del nostro paese, paese in cui dilaga l’ingiustizia della mancata applicazione delle buone leggi , e l’ingiustizia imposta dalle cattive leggi.