Il Circolo Silvio Spaventa Filippi sabato 5 aprile a Potenza, ha presentato presso la sala della Biblioteca Nazionale, la pubblicazione realizzata dal senatore Luigi Zanda “Civiltà delle macchine”, cogliendo l’occasione per discutere del significato e dell’attualità della rivista fondata da Leonardo Sinisgalli nel 1953 e diretta fino al 1958.

All’incontro hanno partecipato il presidente del circolo il professor  Santino Bonsera, il giornalista e scrittore Mario Trufelli, il professore e Sottosegretario del Mibact Giampaolo d’Andrea, l’ordinario di Letteratura Italiana dell’Università di Bari il professor Franco Vitelli, Piero Lacorazza presidente del Consiglio Regionale di Basilicata ed infine il senatore re Luigi Zanda.

Per il poeta ingegnere nato a Montemurro nel 1908, pare forse valere il detto latino nomen omen, poichè l’accordo fra scienza e sentimento, tra geometria ed arte,  matematica e poesia, cui perviene con “Civiltà delle macchine”, lo avvicina all’altro grande Leonardo, uomo rinascimentale e poliedrico par exallance, con cui condivide non solo il nome ma la tensione alla completezza olistica del sapere.

La cultura è un corpo unico, senza distinzione tra conoscenze tecnico-scientifiche e conoscenze eminentemente letterarie e artistiche, senza distinzione fra saperi utili ed inutili, antitesi terribile ma ancora attualissima in una società istericamente tesa al profitto e al guadagno.

 

Il professor Bonsera dimostra le affinità elettive fra Leonardo Da Vinci e Sinisgalli, sottolineando quanto per entrambi fosse importante il disegno quale metodo di indagine e riflessione sul mondo, strumento di conoscenza scientifica e supporto all’ispirazione  poetica. Ricorda come Sinisgalli, con uno stuzzicante topos dantesco, abbia definito la sua rivista, creatura matematicamente sublime, metodicamente  artistica e caleidoscopica, «Un cibo forte di sapore insolito, una vivanda nuova e ricca».

 

Mario Trufelli che fu suo amico ed estimatore, attraverso due interviste, una del 1975 e una dell’agosto 1980 ci regala un ritratto di Sinisgalli, uomo e poeta, intenso e avvincente. Fu per lui, la poesia, crux et deliciae «rovina e gloria», funambolico creatore di rime da ragazzo, compositore di nitore alessandrino e precisione ermetica da adulto.

Sinisgalli intratteneva con la sua terra una relazione complicata, caratterizzata da una sorta di odi et amo incessante. Aveva abiurato alla calma abbacinante della sua Montemurro in favore del fragore cittadino, del clamore marinettiano dell’Italia industrializzata; nella sua Lucania non vedeva che ombre, ricordi appannati ma invincibili, non vedeva che il passato sempre più pesante anno dopo anno. Eppure laggiù è voluto tornare, malgrado avesse più volte asserito di voler morire a Roma, per risorgere tra tre anni o tre secoli come recita la sua epigrafe, laggiù nel suo sepolcro foscoliano ha voluto giacere.

 

D’Andrea ha ricordato nel suo intervento innanzitutto che Sinisgalli è stato scelto come simbolo della Lucania durante le celebrazione dei 150 anni dell’Unità di Italia , portavoce di un terra maltrattata dalle storie universali,  ma capace di esprimere forze sublimi nei momenti più critici. In secundis ha evidenziato come Leonardo Sinisgalli abbia tentato di superare le dicotomia fra numeri e parole, fra matematica e arte, fra mondo contadino e mondo dell’industria con una sorta di reductio ad unum cioè riconciliando entrambe le voci nella armonia del comune bagaglio fatto di tradizioni e amore, di storia e pensiero in nome del valore universale della civiltà.

 

Il professor Vitelli fa riferimento precipuo alla pubblicazione del senatore Zanda che raccoglie sette lettere apparse fra il 195 e il 1956 su “Civiltà della macchine”, sottolineando in particolare  l’importanza dello scritto di Dino Buzzati, un saggio critico che, formalmente dell’epistola ha solo l’incipit. Attraverso l’artificio letterario comune e paradigmatico del dialogo, immagina che due o tre interlocutori discutano intorno alla natura della rivista, né scientifica nè canonicamente letteraria ma culturale, appunto, perché aduna in sé una sorta di completa dissertazione intorno alla natura fisica meccanica e spirituale delle cose.

La conclusione è che la cultura non è composta  da compartimenti stagni, monadi distinte ma da mondi contigui e interdipendenti. La poesia e la matematica, come asseriva Sinisgalli, sono accomunate dalla  stessa tensione creativa, dallo sforzo intellettivo e dalla stessa felicità demiurgica.

Vitelli ha inoltre sottolineato l’importanza della rivista “Pirelli”, laddove il sodalizio con Luraghi ebbe il primo banco di prova, quale testimonianza della volontà di Leonardo di  leggere gli anni del boom economico in chiave culturale, intuendo i rischi della sua dirompenza in termini sociali ed etici.

 

Lacorazza sceglie di far parlare proprio Sinisgalli attraverso la lettura di un stralcio di “Gente di Lucania” affidato alla voce di Trufelli. Tra le sue parole si può trovare lo spunto per scrollarsi di dosso un certo levismo ormai di genere e gridare a voce alta che la Lucania non è solo terra di confino e di confine, ma una regione con caratteristiche specifiche ineludibili e colma di risorse a tratti sorprendenti.

 

Zanda conclude l’incontro sostenendo che la cultura è il nervo della modernità, un vero e proprio antidoto alla crisi non solo economica ma, anche culturale e morale della società.